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Il Mezzogiorno dopo il PNRR. Il futuro della politica di coesione

EuropaCampania.it

Edizione 2026

“Il Mezzogiorno dopo il PNRR” è il titolo del convegno promosso dalla Fondazione Merita a Napoli. Per due giorni, presso le Gallerie d’Italia in via Toledo, amministratori pubblici, industriali ed esperti si sono interrogati sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e sul futuro delle politiche di coesione e sviluppo.

Energia, Infrastrutture, mobilità, logistica, rigenerazione urbana e servizi locali, sono stati i focus della due giorni. Proprio l’Energia e la transizione digitale sono state al centro dell’intervento del presidente della Regione Campania, Roberto Fico. Il presidente ha rimarcato l’importanza di riportare il tema dell’efficientamento dei consumi e della produzione da fonti sostenibili al centro del dibattito politico e di puntare a una digitalizzazione dei servizi che veda il territorio regionale puntare a sviluppare tecnologie all’avanguardia evitando di ospitare datacenter energivori.

Secondo il presidente della Regione Puglia, Antonio De Caro, Il PNNR ha aiutato soprattutto le Regioni del Sud. Un’iniezione di liquidità che è servita a ridurre i divari ma che ora, alla fine di un ciclo e con la revisione in corso che potrebbe riassumerla in un solo fondo, rischia di divenire un problema soprattutto per le regioni Mezzogiorno che, grazie al PNRR e grazie ai fondi europei, hanno avuto delle performance importanti sull’occupozione e sul prodotto interno lordo che è cresciuto, più che nel resto d’Italia.

La giornata si è aperta con il l’intervento del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che ha sottolineato l’importanza di una programmazione unitaria e basata sulle performance, che deve essere accompagnata da risorse certe con investimenti continui, dal Fondo di Sviluppo e Coesione alle risorse europee e nazionali, e strumenti adeguati per sostenere i costi di gestione dei nuovi servizi. Il sindaco ha evidenziato i risultati ottenuti, definendoli positivi. Ora bisogna evitare che questa tendenza si interrompa.

“L’Italia è considerata una guida nell’attuazione del Next Generation EU: la BCE ha certificato il raggiungimento degli obiettivi e siamo alla nona rata del PNRR”. Lo ha dichiarato Luigi Sbarra, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, a margine del convegno “Il Mezzogiorno dopo il PNRR”. Sbarra ha sottolineato l’efficacia del metodo PNRR – missioni, obiettivi, cronoprogrammi e monitoraggio – e la necessità di applicarlo anche ai fondi di coesione, ricordando che “nel settennio 2021–2027 sono disponibili 135 miliardi, di cui 96 destinati al Sud”. Tra le priorità indicate: sviluppo economico, infrastrutture, transizione ambientale, sanità, inclusione, formazione e lavoro. Il Sottosegretario ha richiamato anche la sfida europea del ciclo 2028–2034, affermando che “il bilancio UE va rafforzato per sostenere la coesione e ridurre i divari”. Sbarra ha ricordato inoltre che il Mezzogiorno potrà contare su 10 miliardi per la transizione energetica e 4 miliardi per la ZES nel prossimo triennio. “Serve una visione unitaria e integrata. Se riparte il Sud, riparte il Paese”, ha concluso.

Nel corso della tavola rotonda “Rigenerazione urbana e servizi locali”, svoltasi durante la seconda giornata del convegno “Il Mezzogiorno dopo il PNRR”, la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un cambio di passo nelle politiche per l’abitare e nella gestione degli investimenti territoriali. Brancaccio ha ricordato come, un anno fa, a Bruxelles, fosse stata annunciata la nuova flessibilità nell’utilizzo dei fondi europei, accolta con favore dal settore delle costruzioni perché capace di intervenire non solo sull’edilizia residenziale, ma anche su temi strategici come la gestione idrica. L’emergenza abitativa, ha sottolineato, riguarda oggi una platea molto più ampia rispetto alla tradizionale edilizia popolare: giovani, anziani, famiglie e una fascia crescente di cittadini che necessitano di soluzioni sostenibili, accessibili e adeguate ai nuovi bisogni di mobilità e flessibilità. La presidente Ance ha inoltre richiamato la necessità di superare un impianto normativo ormai obsoleto: “Parliamo di rigenerazione urbana da troppo tempo, ma se ne fa ancora troppo poca. Non possiamo affrontare le sfide del consumo di suolo, dell’adattamento climatico e della riqualificazione con regole che risalgono al 1942 e standard del 1968”. Da qui l’urgenza di una riforma organica che consenta interventi più rapidi e coerenti con le esigenze contemporanee.

La vicesindaca e assessora all’Urbanistica del Comune di Napoli, Laura Lieto, ha tracciato un bilancio positivo dell’impatto del Piano nazionale di ripresa e resilienza sulle politiche urbane e sulla capacità amministrativa degli enti locali. Lieto ha evidenziato come il PNRR abbia rappresentato “uno straordinario strumento di innovazione”, capace di modernizzare procedure, prassi amministrative e modalità di costruzione delle politiche pubbliche. Il trend di spesa registrato nel 2023, ha sottolineato, “si è dimostrato all’altezza del compito”, confermando la capacità delle pubbliche amministrazioni di rispondere a una sfida complessa e senza precedenti. La Vicesindaca ha richiamato anche i risultati tangibili già visibili sul territorio: “Abbiamo moltissimi cantieri attivi, un segnale concreto dell’avanzamento degli interventi e della trasformazione urbana in corso”. Guardando alla programmazione futura, Lieto ha posto l’accento sul tema della casa e dell’emergenza abitativa, definendolo una componente essenziale dei processi di rigenerazione urbana. In questo quadro, ha sottolineato il ruolo decisivo delle amministrazioni locali: “Le città sono state il fronte più esposto nella ricognizione dei problemi e delle domande più urgenti, ma anche le istituzioni che hanno raccolto la sfida con maggiore efficacia”. Il bilancio complessivo, ha concluso, è positivo: “Continueremo a dare il nostro contributo affinché il percorso avviato continui a funzionare e a produrre risultati per i cittadini”.

“Serve un ponte solido tra i risultati del Next Generation EU e la programmazione post‑2027, un passaggio che deve essere guidato dall’Unione Europea insieme ai governi nazionali, alle imprese e ai lavoratori”. Lo ha affermato Amedeo Lepore, estensore del paper alla base del convegno “Il Mezzogiorno dopo il PNRR”. Lepore ha sottolineato che la continuità tra PNRR e future politiche di coesione richiede una visione di mercato e il coinvolgimento dei soggetti produttivi, evidenziando come il Mezzogiorno possa esprimere una nuova prospettiva di sviluppo. “Adottando un modello simile ai patti per lo sviluppo del Sud e una governance rinnovata, le Regioni possono svolgere un ruolo decisivo nel coordinamento strategico nazionale ed europeo”, ha aggiunto.

IL POSITION PAPER

Al 30 novembre 2025 circa il 75% dei 550.000 progetti risulta completato o in chiusura, con una spesa effettuata pari a 101,3 miliardi (52% del totale). La Quota Sud del 40% è stata rispettata: 59,3 miliardi destinati alle otto regioni meridionali, con oltre 111.000 progetti attivati.

Gli investimenti hanno prodotto effetti macroeconomici rilevanti: tra 2019 e 2024 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto del 7,7%, superando di due punti la media nazionale. Numerosi interventi infrastrutturali sono in avanzamento: alta velocità Salerno‑Reggio Calabria, Napoli‑Bari, Palermo‑Catania; riqualificazione di 38 stazioni; 254 bus elettrici; 50% delle risorse nazionali per ciclabilità; avanzamento del Tyrrhenian Link; interventi idrici per ridurre perdite di rete; potenziamento di asili nido e mense scolastiche. Forte anche la risposta delle imprese, con investimenti in crescita grazie a Transizione 4.0 e al credito d’imposta ZES.

Il documento evidenzia però criticità: dispersione degli interventi, revisioni del Piano che hanno ridotto le risorse per opere pubbliche, incertezza sugli effetti di lungo periodo sulla crescita potenziale. Sul piano finanziario, la sostenibilità degli investimenti post‑PNRR è minacciata da una spesa corrente squilibrata e da un sistema fiscale poco favorevole alla crescita.

Sul fronte della governance, il PNRR ha introdotto un modello innovativo basato su milestones, monitoraggio e coordinamento verticale, che ha migliorato la capacità amministrativa, soprattutto nel Sud. Questo patrimonio va consolidato.

Guardando al nuovo QFP 2028‑34, la Commissione propone di estendere il modello PNRR alla coesione e all’agricoltura, ma con una riduzione reale delle risorse (-25% per la coesione). Il paper invita l’Italia a difendere una dotazione adeguata, sostenere una nuova emissione di debito comune europeo e utilizzare la nuova governance per costruire una strategia nazionale di sviluppo più efficace, integrando coesione e politica industriale.