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A Napoli la due giorni di Fondazione Merita su giovani e lavoro per il futuro del Mezzogiorno

agenzianova.com

La conferenza è stata aperta dall’intervento del presidente onorario della Fondazione Merita, l’ex ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, il quale ha sottolineato che “avviare finalmente uno sviluppo che riduca e poi colmi il divario esistente tra il Sud e il Centro-Nord è importante per tutto il paese”, perché “è la chiave di volta della crescita dell’Italia”

Ha preso il via questa mattina “Agenda Sud 2030 Giovani Lavoro Futuro” la due giorni sul tema “giovani e lavoro per il futuro del Sud”, organizzata a Napoli dalla Fondazione Merita, in partnership con Cassa Depositi e Prestiti e in collaborazione con Intesa San Paolo, presso le Gallerie d’Italia in via Toledo.

“Costruire il futuro del Paese significa costruire le condizioni in cui i giovani potranno vivere e lavorare – questa la mission dell’incontro – realizzare i loro progetti personali e familiari, far crescere le proprie comunità, riconoscersi o meno in un contesto nazionale che assicuri loro una prospettiva di sviluppo civile, sociale, culturale, collocandosi nel quadro della cittadinanza europea, di un’Europa promotrice di pace e di relazioni costruttive tra tutte le aree del mondo”.

La conferenza è stata aperta dall’intervento del presidente onorario della Fondazione Merita, l’ex ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, il quale ha sottolineato che “avviare finalmente uno sviluppo che riduca e poi colmi il divario esistente tra il Sud e il Centro-Nord è importante per tutto il paese”, perché “è la chiave di volta della crescita dell’Italia” e ha auspicato che il 2023 sia “l’anno in cui possiamo e dobbiamo lavorare a una svolta”.

All’inizio del convegno è intervenuto con un videomessaggio anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha evidenziato come “i ritardi territoriali tra Nord e Sud, tra Tirreno e Adriatico, all’interno dello stesso Mezzogiorno, i divari generazionali e di genere”, siano un freno per l’intero paese.

Secondo Urso “l’Italia sta attraversando un momento di crescita inaspettato e non previsto dagli osservatori internazionali, come mostra la stima tendenziale del Pil, pari a quasi l’1% nel corso di quest’anno, a fronte dello 0,6% indicato a novembre nella Nadef”, tuttavia, ha rimarcato il ministro “siamo consapevoli che l’Italia sconta alcuni ritardi strutturali, in alcuni casi gravi, il cui recupero è essenziale per assicurare una crescita sostenibile”.

A tal proposito, Urso ha fatto riferimento ai dati sull’occupazione e alle differenza tra Nord e ampie parti del Mezzogiorno, in cui è ancora grave il saldo occupazionale. Il ministro ha riconosciuto come il tasto più dolente sia rappresentato dall’occupazione giovanile, “che presenta dinamiche molto preoccupanti”: confrontando Italia e Germania, ha rilevato che mentre lì un giovane su due, tra i 15 e i 24 anni lavora, da noi ha un impiego meno del 20 per cento della popolazione nella stessa fascia d’età.

Infine il titolare del dicastero delle Imprese e del Made in Italy ha ricordato la fuga all’estero di “quasi 200mila giovani l’anno” in cerca di migliori opportunità, mentre “tre milioni di giovani non cercano il proprio futuro e sono rassegnati a non affrontare questa sfida”.

Urso ha assicurato che il Governo è impegnato “nel perseguire l’ambizioso obiettivo di invertire la rotta e avviare finalmente un percorso di riduzione dei divari territoriali, che parta proprio dalla valorizzazione dei giovani e interrompa il continuo depauperamento del Sud, particolarmente evidente negli ultimi 10 anni” e ha spiegato che “il disegno di legge sul lavoro, approvato il primo maggio, non a caso prevede “tra le altre misure, una di contrasto al fenomeno dei Neet”.

Dopo il ministro è quindi intervenuto, sempre con un videomessaggio, il presidente del consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, che ha evidenziato come la due giorni ospitata proprio presso la sede napoletana delle Gallerie d’Italia, sia “un’occasione per esaminare i cambiamenti che dovremo affrontare per assicurare una crescita sostenibile e inclusiva che consenta ai giovani meridionali di rimanere nella loro terra o di ritornarci”.

Nel suo intervento l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti Dario Scannapieco, ha ricordato come “oggi più che mai le imprese siano investite da profonde trasformazioni”. Secondo Scannapieco “terminata l’emergenza pandemica, le aziende sono chiamate ad affrontare sfide di business, organizzative e normative inedite”, dalla transizione ecologica e digitale allo sviluppo del capitale umano, “in termini di competenze, innovazione della cultura d’impresa, valorizzazione e motivazione dei talenti, politiche di inclusione per ridurre il gender gap”. “In questo scenario – ha spiegato l’ad – i giovani rappresentano una risorsa fondamentale per supportare innovazione e cambiamento”.

“L’innovazione – ha poi rimarcato – è uno strumento indispensabile per accrescere la produttività del paese e per traguardare gli obiettivi legati alla transizione verde e digitale”.

L’innovazione “si sviluppa all’interno di un ecosistema composto da molteplici attori, ciascuno dei quali – ha sottolineato – svolge un ruolo fondamentale: soggetti privati, come start-up, Pmi innovative e imprese operanti lungo le filiere industriali strategiche del Paese; istituzioni pubbliche, quali centri di ricerca e spin-off universitari; soggetti finanziatori, sia pubblici che privati”. “Si tratta di attori che spesso operano seguendo obiettivi e finalita’ diversi, limitando il potenziale di innovazione a livello di ecosistema”, ha aggiunto.

“Il Sud Italia – ha ricordato Scannapieco – è un’area territoriale chiave per l’innovazione italiana, con importanti potenzialità’, non ancora sfruttate pienamente. Ad oggi, ad esempio, si contano nel Mezzogiorno 3.629 startup operative (pari a circa il 25% del totale delle startup in Italia) e 46 distretti industriali, con focus soprattutto su Agroalimentare, Tessile e Metalmeccanico”.

Scannapieco ha quindi rivendicato il ruolo che Cassa Depositi e Prestiti può giocare nel processo di sviluppo e di innovazione del sistema manifatturiero italiano e spiegato che “Cdp opera in tre aree principali di intervento che corrispondono – ha spiegato – alle fasi del ciclo di vita dell’innovazione: supporto allo sviluppo dell’innovazione tecnologica, sostegno al trasferimento tecnologico e al rafforzamento dell’ecosistema dell’innovazione, supporto nell’adozione dell’innovazione tecnologica”.

“Cdp – ha proseguito Scannapieco – puo’ intervenire secondo criteri di addizionalità e complementarità, contribuendo a colmare i gap di investimento in settori e tecnologie innovative, in cui gli operatori di mercato non riescono a mobilitare risorse adeguate con una capacita’ di commitment di lungo periodo”. 

Secondo Scannapieco l’ente da lui guidato può essere decisivo attraverso il sostegno alle imprese “in tutte le fasi del loro ciclo di vita, mobilitando capitali propri e attivando capitali di terzi, con impatti importanti su tre fronti: creazione di valore sul territorio, cogliendo il valore diffuso nel nostro paese in importanti filiere industriali; sviluppo del tessuto imprenditoriale, creando nuove aziende e aumentando l’innovatività del tessuto industriale italiano; diffusione delle nuove professionalità e competenze”.

Concludendo la mattinata, il sottosegretario al Ministero delle imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto, ha evidenziato la necessità di tenere il Pnrr il più lontano possibile dalle polemiche del dibattito politico ed evidenziato che “mai come oggi ci sono tanti strumenti e tante risorse”, un’occasione irripetibile “per costruire lo sviluppo economico del nostro paese”.

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